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NOTIZIE

All’avvocato extra districtum le notifiche vanno fatte alla PEC

 
data notizia: 14/01/2019

A partire dalla data di entrata in vigore della novella agli artt. 125 e 366 c.p.c., introdotta dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25, applicabile ratione temporis, esigenze di coerenza sistematica e d'interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art. 125 c.p.c., per gli atti di parte e dall'art. 366 c.p.c., specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione civile con la sentenza n. 32601/2018.

A seguito dell’introduzione del cosiddetto "domicilio digitale" (decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-sexies, modificato dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114), non è più possibile procedere, ai sensi del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82, alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell'ufficio giudiziario davanti al quale pende la controversia nell’ipotesi in cui il destinatario abbia omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede l'ufficio giudiziario innanzi al quale pende la causa, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza per la quale il suo indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause al medesimo imputabili.

A dire il vero, anche prima dell’introduzione della norma appena citata, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la decisione n. 10143 del 20 giugno 2012, avevano anticipato il legislatore e ciò a seguito dell’introduzione dell’obbligo, per il difensore di indicare nell’atto difensivo il proprio indirizzo PEC (cfr. artt. 366 e 125 c.p.c, come modificati dall’art. 25 della L. 12 novembre 2011, n. 183, in vigore dal 1° febbraio 2012) in quanto “...dopo l'entrata in vigore delle modifiche degli artt. 366 e 125 c.p.c., apportate rispettivamente dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25, comma 1, lett. i), n. 1), e dallo stesso art. 25, comma 1, lett. a), quest'ultimo modificativo a sua volta del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, art. 2, comma 35-ter, lett. a), conv. in L. 14 settembre 2011, n. 148, e nel mutato contesto normativo che prevede ora in generale l'obbligo per il difensore di indicare, negli atti di parte, l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, si ha che dalla mancata osservanza dell'onere di elezione di domicilio di cui all'art. 82 per gli avvocati che esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati consegue la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'autorità giudiziaria innanzi alla quale è in corso il giudizio solo se il difensore, non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art. 125 c.p.c., non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine".

La decisione appena richiamata e il successivo intervento del legislatore, hanno determinato che la notifica in proprio tramite PEC, disciplinata dalla L. 53/1994, pur essendo nata come modalità alternativa e, soprattutto, facoltativa a quella tradizionale, è divenuta, in alcuni casi, obbligatoria al punto che, ove effettuata in modalità diversa, deve intendersi nulla; ciò a seguito dell’entrata in vigore del c.d. “domicilio digitale” ex articolo 16 sexies D.L. n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, introdotto dal D.L. n. 90 del 2014, art. 52, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 114 del 2014:

Art. 16 sexies, D.L. n. 179/2012 (introdotto dall’art. 52, D.L. n. 90/2014)
“Salvo quanto previsto dall'articolo 366 del codice di procedura civile, quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell'ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l'indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui all'articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonchè dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia”.

Con la sentenza in commento, a seguito di ricorso per Cassazione, il resistente ne eccepiva l’inammissibilità, per essere stato notificato il ricorso oltre i sessanta giorni dalla notifica della sentenza di appello mentre il ricorrente, nella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c., a sua volta sollevava eccezione in merito alla non idoneità della notifica della sentenza impugnata a far decorrere il termine breve di decadenza, in quanto la stessa era stata effettuata in cancelleria e non anche all’indirizzo PEC indicato nella memoria di costituzione in appello.

E’ doveroso precisare che, a seguito dell’introduzione dell’art. 16 sexies DL 179/12, il principio in esso contenuto si applica a prescindere dall’indicazione o meno, nell’atto difensivo, dell’indirizzo PEC, in quanto da una parte è venuto meno, per l’avvocato, l’obbligo di indicare nei propri scritti la PEC e, dall’altra perchè la notifica PEC dovrà comunque essere spedita all’indirizzo presente in INIPEC o nel REGINDE e quindi previa consultazione di tali pubblici elenchi a cura del mittente.

Con la decisione n. 32601 del 17 dicembre 2018, la Suprema Corte pur incorrendo nell’errore di non fare riferimento al cosiddetto “domicilio digitale” introdotto dall’art. 52 del decreto legge 90/2014, ritiene che a partire dalla data di entrata in vigore della novella agli artt. 125 e 366 c.p.c., introdotta dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25, applicabile ratione temporis (per essere la sentenza gravata successiva all'entrata in vigore della predetta modifica), esigenze di coerenza sistematica e d'interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che, nel mutato contesto normativo, la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell'autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi del citato R.D. n. 37 del 1934, art. 82, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all'obbligo prescritto dall'art. 125 c.p.c., per gli atti di parte e dall'art. 366 c.p.c., specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine.

In altri termini, secondo la giurisprudenza di questa Corte, se l'avvocato extra districtum ha indicato la PEC, allora tutte le comunicazioni e notificazioni di causa devono essergli fatte a quell'indirizzo e non in Cancelleria (v. Cass. Civ., Sez. Unite, 20 giugno 2012, n. 10143; cfr., fra le successive conformi, Cass. Civ. 11 ottobre 2017, n. 23919, che, in riferimento alla diversa ipotesi, non ricorrente nel ricorso all'esame, dell'elezione di domicilio presso la cancelleria della Corte territoriale in aggiunta all'indicazione della PEC, ha ritenuto la volontaria elezione di domicilio prevalere sulla PEC perché frutto di una scelta volontaria del difensore).

La notifica della sentenza, agli effetti del decorso del termine breve d'impugnazione, avrebbe dovuto essere effettuata mediante la PEC indicata dal difensore e non, invece, presso la cancelleria del giudice adito con la conseguenza che, per l'inidoneità della notificazione della sentenza gravata, non risulta decorso il termine d'impugnazione.

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